Dimenticare è ricordare senza soffrire. E’ riempire gli occhi dell’anima dei colori del dolore. Attraversare i mille sentieri costellati di dolci e delicate margherite o delle mille campanule di ciclamini insieme a cespugli di intricati rovi, prati di ortiche e rami secchi spezzati e caduti a terra che impediscono il passaggio.
Di questo passo
chi resta, chi lascia?
Se il sentimento
fa rima con lamento
diventa un’inutile tormento.
Se fa rima con gioia
si allontana la noia.
Se fa rima con dispetto
dimentichi il rispetto.
Se fa rima con egoismo
non sai cos’è il cosmo.
Se fa rima con tristezza
brami alla tenerezza.
Se fa rima con altruismo
incontri l’eroismo.
Toccati i vertici della più alta perfezione tecnica, l’influenza dei musicisti fiamminghi, dopo un secolo di incontrastato dominio, conosce il suo inevitabile declino. Ma alla loro scuola
Nella situazione odierna, quando le informazioni arrivano come catapultate, o come il disastro del Vajont, la sensazione di sentirsi inermi, con le spalle al muro è la prima cosa che ci colpisce. E alla fine, quasi non accusiamo più nulla. Come se fossimo assuefatti alle disgrazie. Poi, dopo il primo attimo di sconcerto, entrano in funzione i meccanismi mentali di difesa.
La produzione della Scuola di Notre Dame, e di tutte quelle che in quel periodo ne seguirono la corrente stilistica, viene definita con il termine Ars antiqua (“Arte antica”). Predominava in essa il contenuto religioso dei testi e l’antico sistema dei modi proprio del canto liturgico.



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