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Il canto gregoriano

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  • Date 9 Settembre 2012
Monaci benedettini che intonano un canto gregoriano

Noi siamo da secoli abituati alla musica “misurata”, dal ritmo fondato su pulsazioni regolari e scandite da accenti che si ripetono ad intervalli di tempo. Tale ritmo ha la sua sorgente nei movimenti del corpo, nella marcia, nella corsa, nel lavoro, nella danza ecc.: è un ritmo puramente fisico,

proprio non solo degli esseri viventi ma anche delle macchine.

Nel canto gregoriano, invece, il ritmo non è misurato. Proprio per la mancanza di schemi ritmici e di centri tonali obbligati, la melodia gregoriana è la realizzazione più pura ed essenziale di una vera e propria “musica dello spirito”; non è divisa in battute ma è mossa solo dallo scorrere delle sillabe su cui liberamente cadono gli accenti delle parole latine.

Il canto gregoriano non è accompagnato da strumenti. San Tommaso ne sconsigliava infatti l’uso nella liturgia in quanto, con la varietà e il fascino dei loro timbri, potevano distrarre l’animo dei fedeli dalla preghiera e dalle buone disposizioni anteriori. Si tratta di un tipo di musica esclusivamente vocale quindi, che si sviluppa su una successione di note vicine, procedenti cioè per intervalli stretti, senza bruschi salti di altezza – canto piano – eseguite in perfetto unisono (monodia). Per questa sua natura, il canto gregoriano ha come solo fine la preghiera, il raccoglimento, l’unione spirituale dei fedeli; esso è linguaggio dello spirito che non chiede di essere ammirato come un’opera d’arte né tanto meno è inteso a compiacere un pubblico di ascoltatori.

Carta d’identità del canto gregoriano

Il canto gregoriano si distingue per le seguenti caratteristiche:

è monodico: tutte le voci cantano un’unica melodia all’unisono;

è modale: è fondato cioè sugli antichi modi greci e non sulle scale, come la nostra musica;

viene eseguito a cappella, cioè dalle sole voci (sono escluse le voci femminili), senza accompagnamento di strumenti;

ha ritmo libero, non è cioè diviso in misure regolari, gli accenti sono quelli del linguaggio parlato;

la melodia procede per intervalli piccoli di un tono; non vi sono salti tra una nota e l’altra;

la melodia si sviluppa entro una estensione limitata;

il testo è in latino.

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