Ditegli sempre di si


By Rosalina - Posted on 31 Gennaio 2010

teatro-small(1)Quinto appuntamento per la 2° rassegna del teatro comico dialettale con lo spettacolo: “Ditegli sempre di si” presentato dall’A.C.C.T.A. (Associazione Culturale Cine Teatro Anxanum) di Lanciano. Nel presentare la commedia "ditegli sempre di si", il direttore di scena, Francesco Angelucci, ha introdotto la piece comica, precisando che l’Associazione ha curato sia adattatamento dalla “lingua” napoletana al dialetto abruzzese che la regia.

Ha sottolineato, inoltre, il valore dell’opera "Ditegli sempre di si" che, apparentemente dai risvolti comici, pone, invece, riflessioni sulla incomunicabilità: cosa veramente è normalità e diversità, libertà e prigionia, seguendo le vicende del protagonista “pazzo”.

Lo spettacolo
"Ditegli sempre di si" è uno dei più importanti titoli della drammaturgia di Edoardo De Filippo. Scritto nel 1927, in due atti, è una prova del genio esilarante, amaro e grottesco di Eduardo. "Ditegli sempre di si" è contraddistinto da intrecci complicati, intrighi ed equivoci, che trovano una soluzione prevedibile e tranquillizzante alla fine della commedia. Filo conduttore della commedia "Ditegli sempre di si", è la pazzia. Il protagonista, Michele Murri, uscito dal manicomio dopo un anno da ricoverato, sembra essersi perfettamente ristabilito ma il seme della follia è ancora in lui. Quando esce dal manicomio sembra perfettamente «a posto»: cortese, attento, affabile. Eppure prende tutto troppo sul serio, imprigionato dall’ uso corretto delle parole che assumono significati diversi a seconda del contesto in cui vengono pronunciate. Se la sorella dice che le piacerebbe sposare il vicino, corre subito a raccontare in giro del matrimonio; se un amico della famiglia giura che farà pace col fratello solo da morto, ecco che si affretta a mandare un telegramma con la dolorosa notizia; se un vicino dà del pazzo a Luigino, un giovanotto che corteggia la figlia, Michele si precipita a cercare di tagliare la testa al povero innamorato, perchè la testa, dice lui, è il luogo dove s’ annida la pazzia. Ma fortunatamente viene bloccato in tempo da sua sorella Teresa la quale, nutrendo profondo affetto per lui, deciderà prendersene cura, dedicandogli tutte le sue attenzioni e facendosi custode per tutte le sue sofferenze. Come giudicare questo Michele troppo ligio alla coerenza? Un malato cui comminare nuovamente il manicomio o un pericoloso saggio da non lasciare in libertà? Dirà Edoardo, per esorcizzare il finale inquietante del "Ditegli sempre di si":- Il pazzo vero tenta di tagliare la testa a quello finto, per "guarirlo", e una volta smascherato si rassegna a farsi rinchiudere definitivamente."-

Così senza soluzione di continuità sono entrati in scena la vedova Teresa (Cristina Amoroso) e la sua cameriera Checchina (Iolanda Brando), il padrone di casa Don Giovanni (Romeo Gallucci), il subaffittuario Luigi (Fabio Comegna) ed il fratello di Teresa, Michele Murri (Gianni Valentini). Si è aggiunto a questo iniziale “gruppo  famigliare in un interno”: Evelina, figlia del vicino (Denise Carozza), Ettore (Francesco Minervino) amico di Luigi, in debito perché ha truffato dei clienti per fare regali alla sua fidanzata, una coppia amici di famiglia: Vincenzo (Nicola Ciccocioppo) e sua moglie Saveria (Iolanda Brando) che invitano tutti alla casa al mare, con rispettiva cameriera Filomena (Annarita Triventi), il fratello di Vincenzo, Attilio (Simone Morgione), odiato dal primo perché ritenuto usurpatore dei beni familiari, ed ossessionato dalla miriade dei bottoni che i maschi posseggono nel loro abbigliamento, con relativa compagna Modella (Giuliana Salvatore), un impresario di pompe funebri (Fabio Trozzi), un fotografo (Adolfo Paolini). Le situazioni paradossali, tutte scaturite dalla mente di Michele, nell’ intento e nel convincimento di essere dalla parte giusta nel risolvere i problemi, hanno scatenato negli altri personaggi i sentimenti ed atteggiamenti più diversi: contentezza, dubbio, rabbia, costernazione, rassegnazione, ammiccamenti, corteggiamenti, illazioni, ed alla fine Michele, per un caso fortuito, viene salvato dalla sorella dal commettere davvero un gesto inconsulto di pazzia.
I percorsi mentali del protagonista, personalmente, mi hanno richiamato alla memoria il non-sense fra sarcastico, patetico, ambivalente, insinuando il dubbio che il non-sense non fosse tale. Qui, ho riconosciuto, ma da mera spettatrice, la genialità teatrale di Edoardo De Filippo .
L’adattamento del "Ditegli sempre di si" mi è sembrato di buon livello, anche se nella trasposizione linguistica sono state inserite molte parole in lingua italiana. Avrei preferito dialoghi totalmente in vernacolo, nella considerazione che questo linguaggio, solitamente, riesce in maniera più incisiva e completa a dare i significati intrinseci delle frasi e dei pensieri. L’atmosfera linguistica napoletana penso sia intraducibile!
I migliori attori senza dubbio sono stati Cristina Amoroso (Teresa), vivace e frizzante, e Gianni Valentini (Michele), esilarante quasi scanzonato e allo stesso tempo introverso ed irascibile.
Costumi curati e ben scelti, la scenografia e gli arredi ben allestiti, con una adeguata gestione degli spazi rispetto al nostro teatro di piccole dimensioni.
Una nota di merito va data al gruppo teatrale “Li Stuccabittune” di Atessa, che sta curando la rassegna, per aver strategicamente trovato la giusta formula che ha riportato al “Di Iorio” il tutto esaurito, dopo un prolungato periodo in cui la presenza degli spettatori era notevolmente dimunuita.
L’associazione A.C.C.T.A. è nata nel 1985, nell’86 ha prodotto collaborando con ATV7 “I Lupi”, cinque puntate sul brigantaggio in abruzzo e nell’87 “Lanciano e le fiere”, cortometraggio premiato con la Palma d’Argento a Castrocaro. Dal 1988 ad oggi si è interessata all’arte teatrale mettendo in scena la “Traviata” di Verdi in prosa, “Le sorelle Materassi” di Palazzeschi riadattato in vernacolo abruzzese e poi una serie di opere di Scarpetta, Di Giacomo ed Edoardo De Filippo trasposte in abruzzese: “Assunta Spina”, “Filumena Marturano”, Miseria e nobiltà”.  Nel 2005 ha realizzato un’opera a tema religioso “Nessuno ha un amore più grande” di Claudia Gonzales sulla vita di Padre Massimiliano Kolbe.

Maggiori informazioni al sito: hxtp://www.acctalanciano.it/

Aggiornamento del 28/06/2011

Il sito web acctalanciano.it non è più raggiungibile

Divagazioni "Dialettali"

luna

N’ CIELE

Na falcijole fine fine
e je fa cumpagne
na stella vicine.

Mentre le pensiere vole
esse se vede a calate de sole.

Stu teatre
accusci’ architettate,
me lasse n’anzigne scuncertate.

La ggente, sta troppe affannate
pe vede’ n’ciele stu spettacule beate.

Pero’ pe me e’ na mmeravije
e davendre, lu core, tutte se scumpije.

E mentre la lune va e ve
ognune penze a la saccoccia se’.
(Rosalina)

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